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Rumore bianco per l'acufene: come scegliere il suono giusto e usarlo bene

Sei a letto, il fischio nelle orecchie si sente più forte perché intorno è tutto silenzio, e apri un'app che promette rumore bianco, o rosa, o marrone, con un volume da regolare e nessuna vera…

Un piccolo altoparlante rivestito in tessuto sul comodino, accanto a una lampada.

Sei a letto, il fischio nelle orecchie si sente più forte perché intorno è tutto silenzio, e apri un'app che promette rumore bianco, o rosa, o marrone, con un volume da regolare e nessuna vera indicazione su cosa fare. Ecco una guida pratica per orientarti, senza inutili giri di parole.

Cosa fa davvero questo tipo di suono

L'idea è semplice: un suono di fondo, costante e uniforme, copre parzialmente il fischio o il ronzio dell'acufene e lo rende meno al centro dell'attenzione. Non lo elimina, non lo cura: gli dà semplicemente compagnia acustica, così il cervello ha meno da inseguire nel silenzio. Per molte persone questo basta a dormire meglio o a concentrarsi meglio durante il giorno. Per altre l'effetto è minimo. Non c'è modo di saperlo prima di provare.

Quale colore di rumore scegliere

Bianco, rosa, marrone: sono varianti dello stesso principio, con un timbro diverso. Il bianco è il più acuto e "pieno", il rosa più morbido, il marrone più grave e profondo, quasi come un mare in lontananza. Nessuno dei tre è oggettivamente il migliore: quello che funziona per un vicino di casa può non funzionare per te, e viceversa.

  1. Prova un colore per qualche sera, senza cambiare ogni cinque minuti.
  2. Nota se il fischio si fa più sopportabile o se il suono stesso ti disturba: se ti mette a disagio, non insistere, passa a un altro.
  3. Se hai la possibilità, prova anche suoni naturali, pioggia, onde, vento: per alcune persone funzionano meglio di un rumore tecnico e sono più piacevoli da ascoltare a lungo.
  4. Tieni quello che ti fa stare meglio, anche se sulla carta "dovrebbe" essere un altro. Qui conta l'esperienza personale più di qualunque regola generale.

A che volume tenerlo

Qui vale una regola semplice più che un numero preciso: il suono deve accompagnare l'acufene, non sovrastarlo con forza, e non deve mai essere così alto da disturbarti o da farti tenere le cuffie a un volume che useresti per ascoltare musica a tutto volume. Se riesci a percepire ancora leggermente il fischio sotto al rumore di fondo, il livello è quasi sempre giusto. Se devi alzare il volume ogni sera un po' di più per ottenere lo stesso effetto, è il momento di fare una pausa e magari parlarne con chi ti segue: alzare il volume oltre il necessario, specie con le cuffie, è l'unico vero rischio pratico di questo approccio, perché può affaticare l'udito invece di aiutarlo.

Non aspettarti un rimedio da solo

Il suono aiuta di più quando è accompagnato da qualche indicazione su come gestire l'attenzione verso l'acufene, magari con il supporto di chi si occupa di udito. Usato da solo, senza nessun altro accorgimento, tende a dare un sollievo più limitato nel tempo. Non è un fallimento se non basta: è normale, ed è il motivo per cui vale la pena parlarne con un professionista invece di affidarsi solo a un'app.

Vale la pena farsi controllare l'udito

Prima di affezionarti a un'abitudine, fai controllare l'udito da chi se ne occupa. Se emerge un calo uditivo insieme all'acufene, la scelta più utile potrebbe essere diversa da un semplice generatore di rumore, per esempio una protesi acustica, che in questi casi aiuta anche con l'acufene stesso. Se l'udito risulta nella norma, il percorso resta più centrato sul suono e sulla gestione dell'attenzione. È un controllo che si fa una volta e chiarisce molto, meglio di qualunque tentativo a orecchio.

Quando conviene sentire qualcuno prima del previsto

Nella grande maggioranza dei casi l'acufene si gestisce con calma, con questi accorgimenti e un po' di pazienza. Ci sono però situazioni in cui ha senso non aspettare: se insieme al fischio compare all'improvviso un calo dell'udito, soprattutto se avvenuto nel giro di pochi giorni, o se compaiono sintomi insoliti come una parte del viso che non si muove come al solito o una vertigine forte che non passa, conviene farsi vedere presto invece di rimandare. E se in un momento del genere il disagio diventa forte al punto da farti stare davvero male, non è qualcosa da affrontare da solo: parlane con qualcuno, anche subito.

Fuori da questi casi, però, resta valido il punto di partenza: è un fastidio che si impara a gestire, non un'emergenza quotidiana. Prova, aggiusta, e datti il tempo di trovare il suono e il volume che ti fanno stare meglio.

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